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18/07/2018

Nella vita ho sempre cercato di dare dei fastidi ai miei genitori. Spesso con ottimi risultati. Avevo valutato l’eventualità di dargli delle soddisfazioni, ma andava oltre le mie capacità. Mio zio ha dovuto assistere alla mia crescita con l’espressione tipica di chi si è appena ingoiato un limone intero.

Per esempio quando mi sono trasformato in BombaMan, mettendomi un sacchetto di carta in testa – con i buchi per gli occhi – e uno straccio al collo per fare il mantello. Armato di borse piene di petardi, correvo davanti a casa di un tale che mi stava sulle palle e gli sparavo in casa 4 raudi accesi nella finestra del soggiorno.

Finché una sera tutta la famiglia del suddetto tale mi ha aspettato al varco. Nascosti dietro al portone, al primo lancio sono saltati fuori, mi hanno circondato, catturato e segregato in casa, intimandomi di telefonare a casa.

Ma i miei genitori erano alla festa di paese, a casa c’era solo mio zio, che preoccupato è corso li per salvarmi le chiappe da loro in primis , e dulcis in fundo dai miei genitori che fino ad ora non sapevano nulla dell’accaduto.

Mentre guardavo l’orizzonte dalla finestra, lo avevo visto arrivare dal fondo della strada, poi sotto alla finestra, poi dirmi con una specie di sorriso che potevo uscire.

Un giorno lo contattai quando avevo portato a casa due pulcini di anatra reale, in uno scatolone, che avevo appoggiato sul marmo della cucina per poi aprirlo e mostrare soddisfatto i palmipedi. Avevo visto questi pulcini in un allevamento, destinati a morte certa, e tutto quello che potevo permettermi era di comprarne due e salvare almeno le loro vite.

Mio zio li aveva guardati prima incredulo, poi con una faccia che non mi dimenticherò mai nella vita, poi era rimasto immobile a fissarli, scrollando la testa, finché i pulcini, fino ad allora immobili anche loro, avevano tentato la fuga e lui si era avventato su di loro per afferrarli e non vedere la casa mitragliata di merda.

Alla fine le anatre erano rimaste con noi, (non li dove abitavo,ma molto vicino) in una piscina di gomma per bimbi messa in mezzo al cortile, e tra i vari cani e gatti del quartiere i nostri animali domestici erano loro. Produttori di starnazzate ed escrementi a ciclo continuo.

Un altro esempio quando io e il mio amico Gian andavamo a fare i gavettoni alla gente del paese, oppure tenevamo in mano i palloncini aperti e spruzzavamo l’acqua in faccia alle persone, a volte prendendole in bocca mentre parlavano ed era piuttosto spassoso, perché facevano glu glu con la bocca tipo annegamento.

Poi però ci riconoscevano sempre e venivano a lamentarsi a casa. E venivano anche per gli altri dispetti, come quando ho pisciato sul muro di casa di un loro amico e il proprietario era uscito mentre ancora spruzzavo.

Vidi mio zio e un altra volta dovette sfoderare nuovamente la sua faccia un po’ delusa. La stessa faccia che veniva a citofonare nell’appartamento di un amico che era scappato di casa , che doveva sentire i commenti dei professori dei liceo, che doveva ascoltare il nuovo casino nel quale mi ero cacciato e per il quale mi sarebbe servito il suo aiuto.

Mio zio Massimo è entrato in coma , verso le dieci del mattino, con fuori un cielo grigio scuro e nebbioso e piovigginoso che sembrava inverno e non il 17 luglio del 2018.

Spero di avergli lasciato qualche bel ricordo di me, in mezzo a tutte le cazzate e le rogne e i fastidi che gli ho portato alla cortese attenzione nei trentacinque anni di vita vissuti insieme.

Certo, non tante cose buone quante me ne ha date lui, ma spero almeno un pochino.

Nessuno dei due ha mai creduto nell’aldilà, ma siamo sempre stati dei bastian contrario, magari avevamo torto noi. Spero che qualcuno si segga sulla sponda del tuo letto , e con il sorriso ti legga questo piccolo sfogo che tuo nipote ha scritto per te. Ti voglio bene .

Stefano

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