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L’ignoranza del Natale (parte 1)

Un argomento che mi sta molto a cuore, specialmente in questo periodo, è il Natale.

Oh sì…Luci, alberi, bambini che cantano melliflue melodie in Tv per farti acquistare i panettoni, soldi persi al Mercante in Fiera, la famiglia.

Non è ancora Natale. Dal primo di Dicembre in poi, comunque, è Natale per diritto di cronaca.

Insomma, sappiamo un po’ tutti com’è fatto il Natale…

…O forse no?

 

 

Ora entro in scena io, che gentilmente ho deciso di elencarvi i motivi per cui, il nostro Natale, non è altro che un genocidio massivo di stereotipi:

 

  • Babbo Natale: Questo punto iniziale è dedicato ai più piccini, ma soprattutto ai Peter Pan del vecchio millennio. Babbo Natale, quest’essere mitologico, che tra la Vigilia e il Natale viene a farci visita. Estasiati, prepariamo latte e i biscotti per rifocillare il Vecchio Bastardo (che dolce), fiaccato dal suo lungo viaggio. Almeno così dovrebbe essere. In realtà Babbo Natale è tuo Zio vestito da Babbo Natale, che non gradisce latte e biscotti, ma solo Sambuca e Frittura di Pesce. Costretto dai tuoi genitori a questa insulsa pantomima, quel vecchio alcolizzato di tuo zio si reca a casa tua, a cavallo non di una slitta ma di una Ford Mondeo con tre ruote, vistosamente ubriaco. E tu sei lì che ci credi, da piccino, che quello sia davvero Babbo Natale. Peccato che lo Zio è anche un po ignorante, ed è un pessimo attore. Mentre ti porge il sacco con i regali, rigorosamente fatto di iuta e maleodorante di naftalina (fino a dieci minuti prima c’erano le patate nel sacco), se ne esce con la frase “Come si dice allo Zio”, procurandoti sei mesi di terapia. Ed è così che tutti siamo diventati uomini; anche le donne.

 

 

  • I regali: Va beh dai, con i regali andrà meglio. Sarà una Ferrari quella sotto l’albero? Un monolocale a New York o Irina Shayk? L’impazienza regna sovrana, ma la disillusione sarà tremenda. Scarti un regalo, e dentro di te sai già che è una maglia; lo hai capito dalla forma del pacco. Non ci vuoi credere. Preferisci illuderti che sia un pallone o Pokemon Rubino. Dai su, anche un maledetto tappeto per il bagno, ma non un’altra maglia! Ti viene posta la domanda cruciale: “Cosa pensi di trovarci (con annessi occhioni dolci)?“; e tu, inebetito da quel pacco sigillato ermeticamente manco fosse il bunker di un Boss Mafioso, rispondi:”Un cucciolo“. E niente. L’incubo è reale! Una di quelle bellissime maglie da quattro centesimi all’outlet di Portobello Road, ti si erge davanti. Ed è lì che, con una faccia che rasenta sia la bestemmia che la prematura dipartita, sei costretto a dire: “Che bella, grazie“.

 

  • L’atmosfera in famiglia: Però il Natale è bello perché c’è la famiglia ! Quei cenoni, i momenti di amore e le risate. Ahhh che bello…Tutto bello, finché il gomito non supera il livello del mento. Tuo Zio è sempre ubriaco, dal Natale dell’anno scorso, e comincia a fare i discorsi di politica. “Tra un immigrato a casa sua” e un panettone, gli animi si scaldano parecchio. L’atmosfera diventa pesante, quasi glaciale, quando tuo cugino cala soddisfatto il “7 e mezzo!” e ti priva di tutto il denaro, della casa e del cane. Poi cerchi di rifarti, con i soldi che la nonna ti ha passato sottobanco. Almeno il cane devi riaverlo. Si parte con la tombola, e ti senti più fortunato che mai. Ma c’è tua cugina che al primo numero estratto, riesce magicamente a fare Ambo, Terno, Quaterna, Cinquina, Tombola, Tombolino, Tombolaccio e grazie ar cazzo. E allora, adirato, saluti il tuo cane che non rivedrai mai più. Bei momenti.

 

 

  • I fuochi d’artificio: Sì, sì, lo so. I fuochi d’artificio sono caratteristicamente associati al Capodanno, ma siccome sei impaziente, tirare due raudi a Natale non fa di certo scalpore. Peccato che, data l’ubriachezza dovuta alla disperazione, hai i riflessi di un bradipo. Finirai inevitabilmente le feste di Natale come Jaime Lannister.

 

  • I cenoni: “No, a Natale assaggio un po’ di tutto ma non mi abbuffo”; classica citazione di tutti. Ci sarà un motivo per cui si chiamano cenoni, no? Alla Vigilia fai un po’ lo schizzinoso, perché il pesce è buono, ma fino ad un certo punto. Sei soddisfatto. Purtroppo il giorno dopo, appena smaltita l’abbuffata, entrerai nel reame di Madri e Nonne. Nella terra della cucina, tua madre sembra un operaio alle prese con un altoforno, mentre tua nonna frigge anche il gatto (tutto buono, purché sia fritto). Sauron si è impossessato delle donne in cucina. Non sfornano anelli del potere, solo lasagne e cannelloni. Lasagne e cannelloni a perdita d’occhio. L’unico modo che hai per uscirne vivo, è una bella angioplastica al termine delle feste. Puntualmente ti iscriverai in palestra a Gennaio, giusto per smaltire tutta quella pasta. La tua permanenza nel fitness, durerà 0,4 secondi.

 

  • Le decorazioni: Che momento. La preparazione dell’albero di Natale è decisamente un momento esaltante. Viene addobbato anche il resto della casa, con Luci, palline, il gatto, i fritti. Un bell’albero tradizionale sarebbe davvero il massimo, ma tua madre ha avuto la brillante idea di realizzare quel minchioso albero a testa in giù. Sì, avete presente quello attaccato al soffitto? Ma come può venirti in testa un’idea tanto idiota? Nulla, sei costretto ad addobbare un albero al contrario. Doppio della fatica, per vedere ogni volta le decorazioni cadere giù, come pazze suicide. Dopo circa trentasei giorni, la preparazione dell’albero è completa. Ma ricordi che c’è anche un Presepe da fare, e con buona lena, ti metti all’opera. Ovviamente, essendo l’albero al contrario, anche il Presepe deve seguire questa linea. Allora San Giuseppe diventa un Re Magio, la Madonna un cigno, Maradona il bambinello e Berlusconi l’Arcangelo Gabriele. Berlusconi ti fissa, e ti lancia qualche sorrisetto. Poi ti sussurra, molto sommessamente: “PsstCribbio, credevo di avere la protezione“. Inebetito, come al solito, vai a riflettere davanti al panettone e al limoncello.

 

È il momento di fermarsi , siamo ancora a Novembre .

Prego soltanto che non si inizi dal primo Dicembre a frantumare le palle con “A Natale Puoi”.

 

sempre vostro seph

 

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